Ai grandi gruppi alimentari come Barilla e Nestlé - ma anche Mondelez, Kraft Heinz, Danone, etc.. - le acquisizioni non bastano più e per tenere il passo con l'innovazione hanno avviato delle vere società di venture capital destinate a investire in aziende del comparto. In questo modo le società possono studiare nuovi business e tendenze del settore e acquisire il know how delle investite godendo del vantaggio competitivo che ne deriva senza però caricarsi dei possibili rischi che un'acquisizione diretta comporta. Specie se in una società attiva in un mercato magari ancora poco esplorati. I primi a partire con un progetto di questo tipo furono Nestlé e Unilever nel 2002. Il gruppo svizzero quell'anno creò il fondo Life Ventures. Partito con una dotazione di oltre 150 milioni di euro, fu dato in gestione alla società indipendente Inventages Ventures Capital. In Italia con questo veicolo Nestlé ha investito in Cortilia, servizio di consegna a domicilio di cibi freschi provenienti da agricoltori locali. La società ha partecipato a un round di serie B da 8,5 milioni di euro a cui hanno partecipato anche Indaco Ventures I e Five Seasons Ventures, veicolo dedicato al foodtech lanciato nel 2018 con una dotazione di 60 milioni e tra i cui finanziatori figurano appunto Nestlé, European Investment Fund, Fondo Italiano d'Investimento e alcuni familiy office. Recentemente il braccio venture del gruppo ha cominciato a interessarsi alla sostenibilità e ha annunciato l'avvio di un fondo di venture capital da 250 milioni di franchi svizzeri (circa 230 milioni di euro) per finanziare startup che innovano nel packaging senza plastica. Sempre 18 anni fa partì l'attività di Unilever Ventures, iniziativa che nel tempo è diventata più articolata cominciando a collaborare con l'incubatore Univeler Foundry. Negli anni il fondo è arrivato ad avere masse in gestione per 450 milioni di euro facendo 40 investimenti diretti (molti dei quali nel food delivery o in brand). Questo grazie anche al sostegno di alcuni equity partners tra cui L Catterton, Felix Capital o i cinesi di Clearvue Partners. L'americana General Mill ha grande interesse per gli alimenti vegani e tramite il suo 301 Inc ha investito in sei società di questo tipo. Per esempio ha sottoscritto un round di Beyond Meat e poi ha puntato insieme ad altri venture capitalist oltre 30 milioni in Catch che produce hambuger di tonno senza tonno. Barilla invece ha lanciato il fondo Blu1887 per effettuare investimenti seed in società che producono soluzioni connesse al core business del gruppo. È il caso di BluRhapsody che fa pasta con stampanti alimentari 3D o Planetarians che ha scoperto come scomporre la fibra dei semi di girasole sgrassati per produrre una proteina commestibile e creare una farina di girasole con un'alta concentrazione di proteine e fibre. Al round da 750 mila dollari di quest'ultima società avrebbe partecipato anche Amadori. La lista di big del food con diramazioni venture non finisce qui. Altre aziende con fondi di venture capital sono Kellogg (Eighteen94 Capital), Campbell Soup (Acre Ventures Partners), Mondelez (Snak Futures), Kraft Heinz (Evolv Ventures), Danone (Manifesto Ventures), Müller Ventures e il Coca-Cola Founders.