Le carenze manutentive nelle autostrade italiane a pedaggio valgono 40 miliardi di euro. Una cifra alta che sarà confermata solo dopo ispezioni approfondite e che qualcuno dovrà coprire, ancora non si sa chi. Tutto però fa pensare che parte del conto sarà a carico degli utenti, scrive il Sole24ORE. Solo le manutenzioni necessarie di Aspi, che gestisce metà della rete, costano 20 miliardi ma proprio l'attuale concessionaria è al centro della trattativa per l'uscita dei Benetton, cui dovrebbe subentrare per conto dello Stato Cassa depositi e prestiti, affiancata da Blackstone e Macquarie. Inoltre la società – emerge dall'ultima versione del Pef - ne propone solo sette di qui alla fine concessione nel 2038. Per arrivare a 20 si dovrebbe attingere ai 3,4 miliardi offerti in compensazioni da Atlantia e utilizzare una parte dei 14 miliardi previsti come investimenti. La manutenzione dovrà perciò spartirsi la cifra con le nuove opere. A ora è difficile quantificare la parte di fabbisogno che resta scoperta ma bisognerà decidere quanto gravare sui pedaggi, quindi sugli utenti, e quanto coprire con fondi statali. Sullo sfondo continuano le trattative con la cordata Cdp-Blackstone-Macquarie che entro il 30 novembre dovrebbe fare un’offerta vincolante. Al centro della questione c’è la manutenzione cosiddetta evolutiva, diversa dalla quella pura. La prima viene remunerata in tariffa, apporta vere e proprie migliorie alle opere e comprende lavori ad esempio per mettere in sicurezza viadotti e gallerie. La seconda si occupa di operazioni ricorrenti come ripristini superficiali e puliture. Si rischia però di passare per migliorativo anche ciò che è solo recupero di omissioni e quindi sarebbe giusto mettere a carico del gestore invece che degli utenti con rincari e pedaggi. Si decidono proprio in queste settimane i rincari dei pedaggi 2021. A seguito dei rilievi dell’Autorità dei trasporti, secondo quanto ricostruito dal Messaggero, il cda di Aspi ha approvato la nuova versione del Piano economico finanziario, noto come Pef, e l’ha inviata al governo. Così come richiesto dall’Autorità la crescita tariffaria scenderà sotto l’1,75% annuo.