Cina sì o Cina no? Ormai sembra
proprio Cina no. Ne parla anche Alberto Forchielli, managing partner del Fondo
Mandarin, primo fondo di private equity ad over ottenuto capitale in gestione
dal governo cinese: “Un closing inesistente, mutilato o rateizzato. Sono queste
le ipotesi che circolano nel mondo finanziario cinese riguardo all’acquisizione
del Milan da parte di Sino Europe Sport”. L’ultimo capitolo è come quello
prima, in sostanza una storia già letta: closing rimandato per mancanza di
fondi. Una proroga, la terza, che verrebbe accettata dal Milan solamente in
cambio del versamento di caparra, la terza, per un importo pari a 100 milioni. Con
questa salirebbero quindi a 320 i milioni incassati dalla società di Silvio
Berlusconi dal 5 di agosto, inizio della trattativa. Forchielli continua:
“Lasciare il Milan nelle mani di questi compratori sarebbe una chiusura
indecorosa dopo 30 anni di successo. Da quanto mi risulta SES non è mai
riuscito a raccogliere i capitali in Cina e ho quindi ritenuto difficile
potesse farlo attraverso conti offshore. Da quando il governo cinese ha imposto
misure restrittive sulla fuoriuscita di capitale i cinesi che hanno soldi
all’estero li usano come riserva preziosa. Non li spendono”. Un comportamento
che secondo Forchielli, dulcis in fundo, sarebbe riscontrabile anche in altri
settori: “I malumori su comportamenti non ortodossi di SES si erano fatti strada
da tempo in Italia, sia in ambiti legali che bancari”.