AIFI è l’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt nata per sviluppare, coordinare e rappresentare, in sede istituzionale, i soggetti attivi sul mercato italiano.
L’Ufficio Studi e Ricerche raccoglie, analizza ed elabora dati e statistiche sul mercato italiano del private equity, venture capital e private debt, seguendo una metodologia condivisa a livello europeo e analisi specifiche su temi rilevanti per il mercato.
L’ufficio Tax & Legal e Affari Istituzionali svolge un’attività di confronto con le istituzioni, gli organi di vigilanza e gli associati su normative e regolamentazioni rilevanti per il comparto degli investimenti alternativi a livello italiano e internazionale.
AIFI organizza momenti di incontro e confronto tra i propri associati e più in generale con la comunità finanziaria e imprenditoriale, a livello italiano e internazionale.
L’Associazione cura periodicamente o con cadenza annuale temi che riguardano il settore del private capital, ritenuti meritevoli di un approfondimento tecnico.
La comunicazione svolta da AIFI vuole essere di supporto a tutte le attività associative che vengono realizzate verso i differenti stakeholders, siano essi interni o esterni ad AIFI.
AIFI Ricerca e Formazione Srl (AIFI R&F Srl) ha per oggetto la fornitura di servizi di consulenza, ricerca e di formazione in campo economico, giuridico e finanziario.
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Dopo la bocciatura delle autorità di Pechino alla quotazione del secolo, Jack Ma potrebbe dover aspettare almeno sei mesi prima di poter ritentare lo sbarco in Borsa con la controllata fintech Ant. Si tratta però solo di una indiscrezione che è apparsa sul portale QQ.com(riportata dal Sole24ORE) e addirittura secondo altre fonti questo non sarebbe un semplice rinvio ma uno stop vero e proprio. Per ora non ci sono certezze. Pochi giorni prima della quotazione c'è stata una stretta regolatoria che ha fatto saltare l'operazione. Lo scorso lunedì la Banca Centrale ha pubblicato una bozza di regolamento stabilendo che gli istituti di credito on-line in Cina dovrebbero finanziare con fondi propri almeno il 30% delle somme erogate. La regola danneggia il modello di business del microlending di Ant che dal 2018 non agisce più come prestatore diretto ma come agente delle banche a cui fa pagare una commissione tecnologica per l'accesso al cliente e la valutazione del merito creditizio, spiega Repubblica. Attualmente Ant ha a bilancio solo il 2% del monte prestiti erogato e salire al 30% vorrebbe dire aumentare le riserve di capitale a discapito della profittabilità. Tutto comunque fa credere che se ci sarà un nuovo tentativo di Ipo, la sua dimensione sarà minore e Ant prima di tornare sul mercato dovrà fare dei cambiamenti alla sua organizzazione e al modello di business.
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25/02/2026
Con un aumento di capitale dedicato, il fondo acquisirà una partecipazione del 36%
24/02/2026
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Coinvolti Mcc, Cdp e ICSC
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