Sono stati presentati, in occasione del convegno annuale AIFI (Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) i risultati dell’analisi condotta da AIFI, in collaborazione con PwC - Deals sul mercato italiano del capitale di rischio. Nel 2018 la raccolta sul mercato nel private equity e venture capital, è stata pari a 3.415 milioni di euro, in calo rispetto ai 6.230 milioni dell’anno precedente, valore fortemente influenzato da alcuni closing di significativa importanza realizzati da alcuni soggetti istituzionali. Se prendiamo in considerazione solo la raccolta indipendente di soggetti privati, l’ammontare è in crescita e pari a 2.738 (erano 920 milioni nel 2017). Considerando solo i soggetti privati, per l’anno in esame la distribuzione della provenienza della raccolta privata si suddivide con una predominanza italiana pari al 64% rispetto all’estero che si ferma al 36%. Gli operatori che nel 2018 hanno svolto attività di fundraising sul mercato sono stati 32 (28 privati). A livello di fonti, il 24% della raccolta deriva da fondi pensione e casse di previdenza, il 15% da investitori individuali e family office, il 14% da banche. Nel 2018, il mercato del private equity e del venture capital in Italia ha segnato un record assoluto con il più alto ammontare di sempre, infatti, l’investito è pari a 9.788 milioni di euro quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Nel corso dell’anno sono da ricordare 13 large e mega deal (operazioni con equity versato superiore a 150 milioni di euro). Gli operatori internazionali hanno investito il 66% in termini di ammontare. Il numero di operazioni è cresciuto del 15% attestandosi a 359 deal, rispetto ai 311 dell’anno precedente. Guardando ai comparti, il 2018 vede una crescita dell’early stage sia in termini di numero (+29%) pari a 172 deal, sia per ammontare, +143% con 324 milioni di euro investiti, l’expansion cresce dell’11% in termini di numero, 50, e del 142% nell’ammontare (816 milioni di euro); sale il numero delle operazioni di buyout (+21%) a 109 deal, con una crescita anche dell’ammontare, pari a 5.242 milioni di euro (+52%). Da sottolineare che il segmento delle infrastrutture è stato il secondo per ammontare grazie ad alcune grandi operazioni (3.041 milioni di euro su 16 deal). Il 2018 vede il settore Ict primeggiare con il 18% delle operazioni totali, seguito dai beni e servizi industriali, 15%, e dal medicale, 12%. A livello geografico la regione che ha totalizzato la gran parte delle operazioni è la Lombardia con il 44% del numero dei deal in Italia, seguita da Emilia Romagna (10%) e Veneto (8%). Nel 2018, l’ammontare disinvestito al costo di acquisto delle partecipazioni è stato pari a 2.788 milioni di euro, in diminuzione del 26% rispetto ai 3.752 milioni dell’anno precedente. 135 è il numero delle dismissioni (-33%), in diminuzione rispetto alle 202 del 2017. Lo strumento maggiormente utilizzato per i disinvestimenti, se guardiamo ai volumi, è la vendita a un altro operatore di private equity, 37% del totale disinvestito, 1.042 milioni di euro, se consideriamo il numero di operazioni, la vendita a soggetti industriali (33% pari a 44 exit).