Pem: il 2018 anno record per il private equity

Private Capital Today
In collaborazione con:

PWC

È stato presentato il XVIII Rapporto dell’Osservatorio Private Equity Monitor – PEM® della LIUC Business School. L’attività di ricerca, grazie al contributo di EOS Investment Management, EY, Fondo Italiano di Investimento, McDermott Will & Emery Studio Legale Associato e Value Italy, monitora le attività di investimento in private equity. Nel 2018 sono state realizzate 175 operazioni su aziende con fatturato medio pari a circa 45 milioni di euro, oltre 140 dipendenti e per lo più concentrate nel comparto dei prodotti per l’industria. Il mercato conferma la tendenza già registrata negli ultimi anni (dopo la parentesi del 2011 e del 2012), con una netta prevalenza delle operazioni di buyout, che si attestano al 72% delle preferenze (in aumento rispetto al 67% dell’anno precedente). Non confermano i segnali di ripresa dello scorso anno gli Expansion, con una quota del 21% rispetto al 25% del 2017 (rappresentavano il 35% del mercato nel 2014). “Il rapporto PEM conferma la vitalità del private equity in Italia e la presenza di attrattive opportunità di investimento nei vari segmenti di mercato. In questo quadro, sarà importante assicurare condizioni favorevoli allo sviluppo di operatori vicini al tessuto delle medie e piccole imprese italiane” ha dichiarato Marco Canale, ceo Value Italy. Il residuo 7% del mercato è costituito principalmente dai Turnaround (6%, in linea con l’anno precedente, ma numericamente più significativi a fronte delle maggiori dimensioni del mercato, evidenza di assoluto interesse), mentre l’1% è relativo ad interventi di Replacement. Anche se molto probabilmente con modalità differenti rispetto a quanto avvenuto in passato, questo dato conferma come gli operatori continuino ad indirizzare l’attenzione verso operazioni in cui l’acquisizione della maggioranza consenta sia una massimizzazione dei rendimenti, sia un approccio in linea con le professionalità maturate nel tempo, pur in presenza di una leva finanziaria ormai da qualche anno sempre piuttosto contenuta. “Per quanto concerne la raccolta delle risorse finanziarie, il 2018 ha rappresentato un anno record per i gestori del private equity che sono stati supportati, in modo sostanziale, anche dagli investitori esteri. Gli operatori internazionali hanno consolidato i propri impegni finanziari premiando, in particolare, i fondi Italiani con obiettivo di raccolta superiore ai 200 milioni” ha dichiarato Emidio Cacciapuoti, partner McDermott Will & Emery Studio Legale Associato. Sempre con riferimento alla tipologia di deals realizzati, sono stati registrati 33 add-on (19% del mercato complessivo), in deciso aumento rispetto al dato del 2017 (15 operazioni, 12% del mercato), a conferma di un ruolo ormai di assoluta rilevanza assunto dai progetti di aggregazione industriale nel settore. In termini di deal origination, non emergono particolari inversioni di tendenza. Le imprese private e familiari, registrando anche un incremento delle preferenze (78% nel 2018, rispetto al 67% nel 2017), continuano a rappresentare larga parte delle opportunità di investimento. Le cessioni di rami d’azienda di imprese italiane scendono dal 5% al 2%. Si attenua la rilevanza dei Secondary buyout, che evidenziano una significativa decrescita rispetto al 2017 (17% vs 24%). In lieve riduzione, inoltre, le cessioni di rami d’azienda di imprese straniere, mentre risulta stabile al 2% il passaggio di quote di minoranza tra operatori. “Il 2018 è stato senz’altro un anno particolarmente brillante per il private equity italiano, a dimostrazione, da un lato, che l’appetibilità e l’interesse verso il nostro sistema delle piccole e medie imprese rimane alto e, dall’altro, che sta aumentando da parte di queste ultime la propensione ad aprire il capitale ad investitori professionali”, afferma Roberto Del Giudice, Partner di Fondo Italiano d’Investimento”. Sul fronte della distribuzione regionale, la Lombardia, regione che da sempre risulta essere il principale bacino per gli operatori, nel corso del 2018 ha rappresentato il 34% del mercato. Seguono Emilia Romagna (17% del totale), Veneto (13%) e Piemonte (11%). Nel Mezzogiorno, si sono chiuse nove operazioni (quattro nel 2017), di cui quattro in Puglia, due, rispettivamente, in Campania e Sardegna e una in Sicilia. Per quanto concerne i settori d’intervento, il 2018 conferma l’ormai consolidato interesse degli operatori verso i prodotti per l’industria, comparto che attrae il 32% delle operazioni di investimento, in calo rispetto al 2017 (38%). “Benché il valore generale dei multipli sia risultato elevato - ed in crescita - nel corso del 2018, le valorizzazioni in ingresso a oggi riconosciute sul mercato italiano nel segmento pmi - su cui è focalizzata EOS IM - sono nettamente inferiori, premiando le strategie di crescita supportate da ragionevoli livelli di leva finanziaria e contribuendo a mantenere alto l'interesse verso il Paese Italia rispetto ad altri mercati più competitivi". Il valore mediano di enterprise value delle società oggetto di acquisizione si è attestato intorno ai 95,0 milioni di euro, in aumento sul dato dell’anno precedente (90,5 milioni di euro), evidenza che trova solo in minima parte spiegazione nelle maggiori dimensioni medie delle target, sia a livello di revenues, che a livello di numero di dipendenti (142, rispetto ai 134 del 2017), quanto in particolare nella decisa crescita riscontrata nel settore proprio per quanto concerne il dato precedentemente riportato relativo ai multipli. “Il 2018 è stato un anno eccezionale per numero e dimensione dei deals Private Equity in Italia.” commenta Enrico Silva – responsabile per EY del settore Private Equity “Anche nella prima metà del 2019 l’attenzione degli operatori finanziari rimane vivace, nonostante un aumento degli indicatori negativi, a partire dalla crescita zero dell’economia italiana fino alle guerre commerciali internazionali. L’interesse ad investire in Italia da parte dei Private Equity è legato alle straordinarie caratteristiche di una parte delle imprese italiane che sono in grado di unire internazionalizzazione, innovazione tecnologica e dinamicità. Inoltre il mercato italiano offre opportunità uniche di business combination che per molti operatori sono uno strumento fondamentale di creazione del valore”.

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