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D-Orbit, il cacciatore di satelliti

Private Capital Today
In collaborazione con:

PWC

Lo spazio si sta riempiendo di detriti che ruotano attorno alla Terra, ma per fortuna c’è chi ha pensato a una soluzione impedendogli di continuare a vagare senza meta nello spazio. La soluzione arriva da D-Orbit, startup di Lomazzo (Como), che opera tra l’Italia, gli Stati Uniti e il Portogallo e al momento non ha competitor, seppure il problema sia sempre più attuale. La società è impegnata dal 2011 nel decommissioning dei satelliti, attraverso lo sviluppo di dispositivi che, installati a bordo prima del lancio, sono in grado di rimuovere i satelliti artificiali dalla propria orbita, una volta giunti al termine della loro vita operativa. Nel 2009 uno dei due inventori, vince una borsa di studio Fulbright BEST con cui approda in Silicon Valley, dove l’idea viene smontata e rimontata, per diventare un piano industriale strutturato e poi un prodotto, grazie anche all’internship presso il centro di ricerche NASA. La società inizierà poi a lavorare grazie al fondo di venture capital, Quadrivio. Nel 2012 nasce la D-Orbit Inc. che nel 2013 approda al MIT di Boston; a novembre dello stesso anno D-Orbit conclude la missione Alice2 in cui viene effettuato un primo test per il lancio in orbita del cervello del motore. Nel 2014 viene lanciata la missione per costruire il primo satellite con un vero sistema di decommissioning a bordo. Nel 2015 partono i primi contratti importanti con l’Agenzia Spaziale Europea, con Airbus e quello con la Commissione Europea per lo SME Instrument (Fase 2), per un valore di oltre due milioni di euro. Anche Invitalia punta sulla startup e li aiuta attraverso Smart&Start Italia. Intanto D Orbit ha assunto 30 persone e prevede di assumerne altre 15 entro il 2016.

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