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Il Private Equity in Italia riprende la corsa

Private Capital Today
In collaborazione con:

PWC

Il 2015 conferma il consolidamento della ripresa del mercato del private equity italiano dopo i confortanti segnali di ripresa già emersi durante lo scorso anno.

“Nel 2015 abbiamo rilevato la chiusura di ben 105 investimenti - erano stati 90 nel 2014 e 63 nel 2013”, dichiara Anna Gervasoni, presidente PEM. “Abbiamo anche visto un progressivo e costante incremento dell’attività d’investimento nel corso del terzo e del quarto trimestre”.

Partendo da questi numeri, l’Indice trimestrale Private Equity Monitor Index – PEM-I, elaborato dai ricercatori dell’Osservatorio PEM della LIUC - Università Cattaneo, si è così assestato a quota 250 punti, sia nel terzo che nel quarto trimestre, punto di massima dal 2010. Su base annua, il mercato registra in tal modo un incremento di oltre il 16% rispetto al 2014 e del 67% rispetto al 2013. Analizzando il settore in termini di tipologia di operazioni, la maggior parte degli investimenti ha riguardato interventi di Buy out (75%), seguiti dagli Expansion (18%), dai Turnaround (5%) e dai Replacement (2%). Il dato di maggiore rilievo è certamente rappresentato dall'impennata dei Buy out, che lo scorso anno costituivano il 60% del settore. Si ricorda che il Private Equity Monitor – PEM non effettua la mappatura degli investimenti in early stage. Sul fronte dimensionale, l’analisi evidenzia un fatturato medio delle aziende in crescita rispetto a quello registrato nel 2014 e pari a circa 75 milioni di Euro.

In termini di distribuzione settoriale, si registra la conferma del sempre elevato interesse verso il comparto dei prodotti per l’industria che, con una quota del 23%, si posiziona davanti a quello dei beni di consumo. Si segnala, però, nel corso del 2015, una maggiore differenziazione settoriale rispetto al passato.

Per quanto attiene, da ultimo, gli operatori, si conferma, in continuità con il biennio precedente, la vocazione fortemente internazionale degli investitori: il 52% dei deal è, infatti, riconducibile a operatori non domestici.

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