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Pem: primo semestre chiude con51 operazioni di private equity

Private Capital Today
In collaborazione con:

PWC

Buon andamento del private equity italiano nei primi sei mesi dell’anno, a conferma de i buoni segnali già intravisti nel corso del 2016, grazie all’annuncio di 9 nuove operazioni a giugno 2017. Complessivamente, dunque, la prima metà dell’anno si chiude con 51 investimenti, un dato in significativa crescita (+21%) rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente (42 deals). Sulla base dei valori enunciati, l’Indice trimestrale Private Equity Monitor Index – PEM-I, elaborato dai ricercatori dell’Osservatorio PEM di LIUC – Università Cattaneo, si è attestato così a quota 208, un valore in linea con il dato del primo trimestre dell’anno ed indicativo di un buon livello di vivacità del settore. Analizzando il mercato con maggior dettaglio, nel primo semestre la maggior parte degli investimenti ha riguardato interventi di Buy out (26, pari al 51%), seguiti dagli Expansion (17, pari al 33%), dai Turnaround (6, pari al 12%) e dai Replacement (2, pari al 4%). Cala di rilevanza il ruolo delle operazioni di “addon”, che rappresentano solo il 4% del mercato, contrariamente a quanto avvenuto negli ultimi anni. Sul fronte dimensionale, l’analisi evidenzia un fatturato medio delle aziende sostanzialmente in linea rispetto a quello registrato nel medesimo periodo del 2016 e pari a circa 60 milioni di Euro. Se guardiamo al fatturato medio delle operazioni di Buy out, esso è pari a oltre 70 milioni di Euro, mentre per quelle di expansion è pari a circa 40 milioni di Euro, ciò a significare che il segmento del capitale per lo sviluppo ha come sempre nella piccola e media impresa italiana il principale interlocutore. In termini di distribuzione settoriale, si conferma l’interesse verso il comparto dei beni destinati al largo consumo e dei prodotti per l’industria, che, insieme, attraggono oltre il 50% del mercato in termini di numero di operazioni. Per quanto attiene gli operatori, si conferma, in continuità con l’anno precedente, il forte interesse degli investitori internazionali verso il nostro Paese: ben il 53% dei deal è infatti riconducibile a operatori non domestici. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, il Nord Italia determina ben il 76% del mercato del private equity, con la Lombardia storicamente grande protagonista al 34%. Venendo alle più recenti tendenze, il successivo bimestre luglio/agosto ha confermato l’ottimo livello di attività del settore, facendo registrare 18 nuovi investimenti, un dato particolarmente significativo anche in considerazione del periodo dell’anno in esame. Nel medesimo periodo del 2016, l’Osservatorio PEM di LIUC – Università Cattaneo aveva mappato 12 investimenti. L’avvio del secondo semestre è stato, dunque, caratterizzato da un’ottima vivacità all’interno del comparto e, dunque, è lecito attendersi anche una seconda parte del 2017 caratterizzata da volumi di attività di sicuro rilievo, in tal modo procedendo verso una chiusura intorno a quota cento operazioni annuali. Ricordiamo che l’Osservatorio censisce solo le operazioni di private equity, non monitorando l’attività di venture capital e l’attività degli operatori pubblici, nonché considerando solo i first round financing ed escludendo i follow on (successivi ingressi nel capitale di aziende già oggetto di operazione di private equity). In questi ultimi mesi di luglio e agosto, due sono le evidenze più interessanti che emergono dal mercato. La prima è il “grande ritorno” delle operazioni di buy out, che tornano a rappresentare gran parte del mercato domestico, dopo un primo semestre in calo rispetto al passato. La seconda è la marcata polarizzazione del settore del private equity in un’area geografica assai ristretta, che vede Lombardia ed Emilia Romagna quali regioni assolute protagoniste nei mesi estivi appena conclusi. Da ultimo, si conferma anche nel bimestre appena concluso, come già nel primo semestre, l’elevato interesse ed attenzione dedicati, ormai costantemente, dagli investitori internazionali alle imprese del nostro Paese, che hanno chiuso la metà delle operazioni.

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