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XV rapporto Pem®, Private Equity Monitor

Private Capital Today
In collaborazione con:

PWC

E' stato presentato Il quindicesimo Rapporto dell’Osservatorio Private Equity Monitor – PEM® della LIUC – Università Cattaneo che da oltre un decennio effettua un monitoraggio costante dell’attività di investimento in private equity. “Il 2015 – dice Anna Gervasoni, Presidente PEM®segna un anno di grande ripresa delle operazioni di private equity, con un nuovo record di attività successivo al periodo di crisi”.

I buy out consolidano la leadership di mercato

Dal punto di vista delle principali evidenze, nel 2015 il mercato accentua la tendenza già registrata nell’ultimo biennio (dopo la parentesi del 2011 e del 2012), con una netta prevalenza delle operazioni di Buy out, che si attestano al 77% delle preferenze, in deciso aumento rispetto all’anno precedente (57%). Le operazioni di Expansion perdono decisamente rilevanza, con un 16% di frequenza in deciso calo rispetto al 2014. Il residuo 7% del mercato è costituito dai Turnaround, che confermano la propria quota dimercato (5%), e dai Replacement (2%, rispetto all’1% del 2014). Anche se molto probabilmente con modalità differenti rispetto a quanto avvenuto in passato, questo dato conferma come gli operatori continuino ad indirizzare l’attenzione verso operazioni in cui l’acquisizione della maggioranza consenta sia una massimizzazione dei rendimenti, sia un approccio in linea con le professionalità maturate nel tempo, pur in presenza di una leva finanziaria ormai da qualche anno sempre piuttosto contenuta. Sempre con riferimento alla tipologia di deals realizzati, sono stati registrati 21 add-on (19% del mercato complessivo), in aumento rispetto al dato del 2014 (8 operazioni, 9% del mercato), a conferma di un ruolo ormai consolidato assunto da tale categoria di operazioni nel settore. Clessidra è risultato l’operatore più attivo, chiudendo 5 operazioni (tra cui un add-on), seguito da Ardian e Assietta Private Equity, ciascuno con 4 investimenti all’attivo. Nel dettaglio, a livello di concentrazione del mercato, nel corso dell’anno 26 operatori hanno realizzato il 50% dell’intera attività d’investimento. Il mercato risulta, quindi, meno concentrato rispetto al 2014, anno in cui circa la metà delle operazioni era rappresentata da 20 operatori.

Le imprese familiari le più ricercate

In termini di deal origination, non emergono novità rispetto agli ultimi anni: le imprese familiari continuano a rappresentare la maggior parte delle opportunità di investimento ed, anzi, registrano un incremento significativo rispetto allo scorso anno (61% vs 47%). Diminuiscono rispetto all’anno precedente le cessioni di rami d’azienda da parte di gruppi nazionali (13% rispetto al 20%). Confermano la propria rilevanza i Secondary Buy out, pur in leggera contrazione rispetto al 2014 (20% rispetto al 24%). Stabile, invece, la cessione di quote di minoranza tra operatori (6%). Non si sono registrate, invece, cessioni di rami d’azienda di imprese straniere (rappresentanti l’1% nel 2014), già in contrazione lo scorso anno.

La Lombardia ed il manifatturiero si confermano ai primi posti

Sul fronte della distribuzione geografica delle imprese target, la Lombardia, regione che da sempre risulta essere il principale bacino per gli operatori, nel corso del 2015 ha rappresentato il 46% del mercato. Seguono a distanza l’Emilia Romagna (16% del totale) e il Friuli Venezia Giulia (8%). Il Veneto occupa il quarto posto in graduatoria (7%). Il Piemonte conferma il risultato dello scorso anno, facendo registrare 6 investimenti. Il Mezzogiorno vede chiudersi solo tre operazioni, di cui due in Sicilia ed una in Campania. Per quanto concerne i settori d’intervento, il 2015 conferma l’ormai consolidato interesse degli operatori verso il manifatturiero e la tenuta del comparto dei beni di consumo, seppur con percentuali decisamente più contenute rispetto agli scorsi anni, fattore che favorisce l’avanzata di settori quali alimentare, terziario, Pharma e servizi finanziari.

In calo la dimensione media delle imprese target

Con riferimento alle caratteristiche economico-finanziarie delle imprese target e, quindi, al volume di ricavi, il dato mediano risulta pari a 34,2 milioni di Euro, in diminuzione rispetto al valore del 2014. Il 63% degli investimenti è indirizzato verso imprese che non superano un fatturato di 60 milioni di Euro, in aumento rispetto a quanto registrato lo scorso anno (52%). Si rileva una diminuzione delle operazioni in aziende con classi di fatturato medio-alto (30%), in particolare nelle realtà tra i 101 e 300 milioni di Euro (13%, rispetto al 20% del 2014). I deal su aziende di grandi dimensioni hanno rappresentato solo il 6% del mercato e sono state condotte principalmente da operatori esteri (ben 4 su 6).

Aumentano i multipli di ingresso

Da ultimo, una ulteriore evidenza è relativa al multiplo sull’EBITDA, che ha registrato un valore mediano pari a 7,7x. Tale dato risulta in decisa crescita rispetto allo scorso anno (7,1x). Il valore medio di Enterprise Value delle società oggetto di acquisizione si è attestato intorno agli 80 milioni di Euro, in decremento sul dato dell’anno precedente (100 milioni di Euro), evidenza che trova la sua principale spiegazione nella diminuita dimensione media degli investimenti posti in essere dagli operatori.

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