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Pem: private equity in salute

Private Capital Today
In collaborazione con:

PWC

Dopo un terzo trimestre estremamente positivo, il private equity italiano si stabilizza nella fase conclusiva del 2016. È quanto emerge dal Private Equity Monitor - PEM dichiara che sono infatti 26 i nuovi investimenti annunciati tra ottobre e dicembre dello scorso anno, contro i 30 del trimestre immediatamente precedente e i 32 dell’analogo periodo del 2015. Il settore si attesta, dunque, su livelli soddisfacenti di attività, pur chiudendo in calo rispetto al dato registrato l’anno precedente (97 vs 108 deal), ma mantenendo viva la ripresa iniziata nel 2014. Sulla base dei valori enunciati, l’Indice trimestrale Private Equity Monitor Index – PEM-I, elaborato dai ricercatori dell’Osservatorio PEM di LIUC – Università Cattaneo, raggiunge quota 217, un valore indicativo, come già anticipato, di una ottima vivacità del mercato. In questo quarto trimestre, i buy out rappresentano il 79% del mercato, mentre le operazioni di Expansion si confermano su discreti livelli (21%), dopo la parentesi del 2015 (16% sull’intero anno). Non sono state rilevate operazioni di turnaround e di replacement. Si registra, invece, la sempre più significativa presenza di operazioni di add-on (che arrivano a rappresentare ben il 38% del mercato nel quarto trimestre), a conferma dell’importanza dei progetti di aggregazione industriale, che ormai costituiscono in numerosi settori una delle chiavi di creazione di valore di maggior efficacia. Si conferma l’elevato interesse ed attenzione dedicati dagli investitori internazionali alle imprese del nostro Paese: nella fase conclusiva del 2016, ben il 58% dei deal è, infatti, riconducibile a operatori non domestici, a conferma di una ritrovata attrattività del nostro sistema industriale. Per quanto concerne la distribuzione geografica, la Lombardia attrae il 31% degli investimenti, seguita dal Veneto e dall’Emilia Romagna entrambe con il 19%. Analizzando, invece, i settori merceologici, prodotti industriali e beni di consumo rappresentano, in sostanziale linea con il passato, il 46% del mercato. Da segnalare, una decisa ricomparsa del comparto ICT (15%).

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