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Cina: la politica industriale scommette sulle startup

Private Capital Today
In collaborazione con:

PWC

Il mercato delle startup cinesi, che fino a qualche anno fa non poteva nemmeno essere mappato tanto era piccolo, oggi è il principale rivale di quello statunitense (leggi PCT qui). Come scrive AGI la ragione di questo exploit è la forte politica industriale del Paese di Mezzo, che intende trasformare l’industria tradizionale con i tre pilastri dell’innovazione di oggi, ovvero l’internet delle cose, l’intelligenza artificiale e il sistema di pagamenti; secondo Pechino le startup giocano un ruolo fondamentale in tale direzione, tanto che nel 2014 il governo ha lanciato il piano “Imprenditoria e Innovazione di Massa” per la creazione di un ecosistema e di una cultura delle startup made in China. Per raggiungere l’obiettivo è stata creata una consistente schiera di fondi venture capital (sfruttando il surplus della bilancia commerciale gestito da Exim Bank, una delle maggiori policy bank del Paese) e sono stati introdotti incentivi per le startup e gli imprenditori stranieri. Proprio di recente il Ministero per l’Industria e l’Information Technology ha riferito che stanzierà 1,5 miliardi di dollari nei prossimi tre anni a sostegno di Made in China 2025, il programma di innovazione del settore manifatturiero che investe sulle tecnologie avanzate (i settori chiave: IT, robotica, aerospazio, ingegneria navale, auto elettriche, energia, agricoltura, nuovi materiali, biofarmaceutica). I frutti di tale politica industriale sono visibili: dal 2014 ad oggi sono nate 13 milioni di nuove imprese in Cina, il 94,6% delle quali sono private. Inoltre, secondo Crunchbase, il finanziamento per una startup cinese è in media di 100 milioni, mentre negli Usa la cifra è di 40-60 milioni.

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