| Introduzione |
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Agli inizi degli anni Ottanta, con il
termine venture capital si definiva l'apporto di capitale
azionario, o la sottoscrizione di titoli convertibili
in azioni, da parte di operatori specializzati, in un'ottica
temporale di medio-lungo termine, effettuato nei confronti
di imprese non quotate e con elevato potenziale di sviluppo
in termini di nuovi prodotti o servizi, nuove tecnologie,
nuove concezioni di mercato. Nell'ambito di tale definizione,
la partecipazione veniva generalmente intesa come temporanea,
minoritaria e finalizzata, attraverso il contributo congiunto
di know how non solo finanziario, allo sviluppo dell'impresa,
all'aumento del suo valore ed alla possibilità
di realizzazione di un elevato capital gain in sede di
dismissione. Nel corso degli anni, pur rimanendo invariati
i presupposti di fondo, le caratteristiche dell'attività
di investimento istituzionale nel capitale di rischio
sono mutate, diversificandosi in funzione del sistema
imprenditoriale di riferimento e del grado di sviluppo
dei diversi mercati e offrendo, oggi, una più variegata
gamma di possibilità di intervento. Di fatto, il
comune denominatore rimane l'acquisizione di partecipazioni
significative in imprese, in ottica di medio lungo-termine,
e il conseguente obiettivo di sviluppo finalizzato al
raggiungimento di una plusvalenza sulla vendita delle
azioni, ma la presenza delle ulteriori caratteristiche
ha assunto connotati molto variabili.
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| Le
più recenti evoluzioni terminologiche |
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Da un punto di vista strettamente terminologico,
il concetto di investimento istituzionale nel capitale
di rischio ha assunto, in passato, connotati differenti
fra Stati Uniti ed Europa.
Negli USA, questo concetto, definito della sua globalità
"attività di private equity",
è distinto, in funzione della tipologia di operatore
che pone in essere il finanziamento, tra venture capital
e buy out. Alla prima categoria corrispondono due
tipologie specifiche di investimenti:
- l'early stage financing, ovvero l'insieme dei finanziamenti
(seed financing e start up financing) a sostegno delle
imprese nei primi stadi di vita;
- l'expansion financing, ovvero quella serie di interventi
effettuati in imprese già esistenti che necessitano
di capitali per consolidare e accelerare la crescita in
atto.
Al contrario, in Europa, il termine venture capital
era in passato esclusivamente riferito alle operazioni
finalizzate a sostenere la nascita di nuove imprese, mentre
con il termine private equity si intendeva l'insieme
delle operazioni poste in essere per sviluppare attività
esistenti o risolvere problemi connessi con la proprietà
di un'impresa, incluso il fenomeno del passaggio generazionale.
Oggi, a seguito di un processo di standardizzazione metodologica,
anche in Europa e in Italia si aderisce alla definizione
utilizzata negli Stati Uniti.
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Il ruolo dell'investimento
in capitale di rischio in un moderno sistema finanziario
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Il ruolo che l'investimento in capitale
di rischio ha in un moderno sistema finanziario è
rilevante sotto numerosi profili. Innanzitutto, sul fronte
dell'impresa, la possibilità di far riscorso ad
operatori specializzati nel sostegno finanziario finalizzato
alla creazione di valore, consente alle stesse di reperire
capitale "paziente", che può essere utilizzato
per sostenere la fase di start up, piuttosto che piani
di sviluppo, nuove strategie, acquisizioni aziendali,
passaggi generazionali o altri processi critici del loro
ciclo di vita. In particolare, tale capitale può
essere utilizzato dall'impresa per sviluppare nuovi prodotti
e nuove tecnologie, per espandere il circolante, per finanziare
acquisizioni, o per rafforzare la struttura finanziaria
di una società. Il private equity può anche
essere impiegato per risolvere problemi connessi con la
proprietà di un'impresa o con il fenomeno del passaggio
generazionale. Inoltre, è lo strumento privilegiato
per la realizzazione di operazioni di buy out / buy in,
effettuate da manager esperti. Poiché, inoltre,
il supporto dell'investitore istituzionale non si esaurisce
nella mera fornitura di capitale di rischio, un ulteriore
vantaggio deriva dalla disponibilità di know how
manageriale che l'investitore mette a disposizione dell'impresa
per il raggiungimento dei suoi obietti di sviluppo. Ciò
si traduce anche nella possibilità di supporto
alla crescita esterna, attraverso contatti, investimenti,
collaborazioni ed altro, con imprenditori dello stesso
o di altri settori. Spesso la crescita attraverso fusioni
e/o acquisizione offre sensibili vantaggi in virtù
della tempestività con la quale è possibile
entrare in nuovi settori o guadagnare nuove quote di mercato.
Il socio istituzionale possiede una profonda esperienza
basata su una moltitudine di realtà imprenditoriali
diverse e, pertanto, gode di un invidiabile esperienza
cui la società può accedere. L'investitore
istituzionale nel capitale di rischio ha, per esempio,
solitamente esperienza anche in tema di accompagnamento
alla quotazione, capacità preziosa in tale delicato
processo e che può essere d'aiuto nel definire
il timing e le procedure interne ottimali. È poi
comprovato che alle imprese partecipate da investitori
istituzionali siano riconducibili performance economiche
superiori rispetto alle altre realtà imprenditoriali,
apportando un beneficio a livello di sistema. L'attività
di investimento nel capitale di rischio contribuisce,
dunque, notevolmente allo sviluppo del sistema industriale
e dell'economia nel suo complesso, selezionando imprese
a rapido tasso di crescita e fornendo loro il capitale
necessario per svilupparsi.
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